“O Beata Giovanna, che fosti esempio luminoso di cristiana carità verso i fratelli e sorelle, consolando gli affitti, convertendo i peccatori e difendendo gli innocenti, ottieni a noi il vero e operoso amore al prossimo, il vicendevole compatimento e l’aiuto fraterno di Cristo”.
La Beata Giovanna Maria Bonomo, figura chiave ed autentica ispiratrice di questo nuovo appuntamento espositivo, ha condotto una vita extra-ordinaria, nel segno di una pia umiltà, totale devozione, e ferma sopportazione dinnanzi alle avverse vicissitudini che frequentemente si è trovata a fronteggiare. Nata ad Asiago il 15 agosto del 1606 da famiglia nobile e benestante, già nei primi anni di vita si rende protagonista di episodi straordinari e stupefacenti. Tra questi, si narra che un giorno Maria, di circa dieci mesi, vedendo il padre che, in un accesso di gelosia, stava per pugnalare la moglie, pur non sapendo ancora parlare e camminare, s’alzo di scatto dal seggiolone e corse ad abbracciare le ginocchia del padre supplicandolo. L’uomo tornò in sé, gettò via il pugnale e da allora – si disse – cessò le scenate di gelosia. Maria rimase nella casa di Asiago fino a nove anni, sino a quando il padre l’affidò – secondo le usanze delle famiglie nobili del tempo – al monastero francescano di Santa Chiara a Trento, perché venisse istruita ed educata a quei comportamenti che un giorno le avrebbero consentito di far bella figura in famiglia ed in società. A dieci anni – presto per le consuetudini di allora – fu ammessa alla Santa Comunione, dopo aver sostenuto da parte del confessore un esame, che mise in luce la sua profonda preparazione al Sacramento. In quell’occasione, pronunciò il voto di castità, al quale si mantenne fedele per tutto il resto della sua vita.
A dodici anni comunicò al padre la sua intenzione di farsi monaca clarissa. Giovanni Bonomo dapprima ne ostacolò in ogni modo la vocazione, facendola rientrare ad Asiago per avviarla alla vita matrimoniale; alla fine acconsentì al desiderio della figlia, riservandosi tuttavia di scegliere personalmente l’ordine ed il monastero.
Così, il 21 giugno del 1620, Maria entrò nel monastero benedettino di San Girolamo a Bassano del Grappa come educanda, perché non aveva ancora quindici anni, età richiesta per il noviziato. Finalmente, l’8 settembre dell’anno successivo, professò secondo la regola di San Benedetto i voti di povertà, castità ed obbedienza. Davanti al suo nome assunse quello di Giovanna, per ricordare il nome del padre, le cui vicende spirituali le furono sempre a cuore.
Educata ai precetti francescani di povertà, umiltà, liberazione dalle passioni, dall’egoismo e dalla falsità, Giovanna Maria incontrò allora la spiritualità benedettina. Le norme della confraternita quali, la perfetta comunanza dei beni, la povertà nel vestire, l’esatta obbedienza, il silenzio, la divisione della giornata in preghiera – lettura - lavoro, le divennero presto familiari. Ciò che dovette affascinarla della figura di San Benedetto – colta non solo nella Regola ma anche nella lettura della sua Vita narrata da San Gregorio Magno – era la semplicità, ch’essa riuscì a tradurre nella sua vita di religiosa. Inoltre, la lettura delle Vite dei santi martiri, che circolavano spesso manoscritte nei monasteri, stimolò in lei il desiderio d’imitarli: si sottopose così a penitenze – un flagello con cui si percuoteva è conservato nel Santuario – mirando a frenare le tendenze verso il sensibile e a rendere il corpo più docile allo spirito. Questo periodo d’intensa ascesi percorsa nelle tre vie tradizionali – purificativi, illuminativi e punitiva – fu ricco di fenomeni estatici che culminarono un venerdì del 1632, quando alla presenza di alcune consorelle Giovanna Maria ricevette le stimmate. Il confessore del monastero, sconcerto dalle esperienze mistiche della Bonomo, arrivò a tenmere che fossero opera del maligno. Certo è, che in quegli anni il Sant’ Uffzio raccomandava grande cautela verso gli estatici: un manuale, addirittura, avvertiva che le farneticazioni erano piuttosto frequenti tra le monache “per leggerezza di cervello, o per finzione causata da vanagloria d’essere stimate sante e care a Dio, e talvolta anco per illusione”. Così, nel 1664, la Curia vescovile di Vicenza inviò un nuovo confessore a San Girolamo, con il compito di “disingannare l’ingannata”. Numerosi episodi d ’umiliazione, cui la Bonomo venne sottoposta dal sacerdote, si apprendono dal racconto delle consorelle. Le fu proibito avvicinarsi alla grata del parlatoio, di scrivere lettere ai suoi numerosi corrispondenti ed allo stesso suo padre. Si dice che non le fosse addirittura permesso accostarsi ai sacramenti, fino al giorno in cui un angelo le portò un ostia consacrata.
Un’esistenza quindi, fatta di solitudine, umiliazioni, tormenti fisici e spirituali che la giovane monaca sopportò accompagnata sempre da una profonda fede. La situazione cambiò nell’ultima fase della sua vita. Le fu permesso infatti di riprendere la corrispondenza e, nel 1652 fu eletta badessa del convento. Fu in questo periodo che essa intensificò gli incontri con i più bisognosi che le chiedevano aiuto morale ed intercessioni. Parecchi episodi, narrati da testimoni, provano che era dotata di preveggenza e sapeva leggere nelle coscienze e nei cuori.
Quando, ad esempio, nel 1657 Lazzaro Mocenigo, comandante della flotta veneziana, morì in battaglia contro i turchi nello stretto dei Dardanelli, la Bonomo descrisse il combattimento e la fine del Mocenigo, prima ancora che fosse giunta notizia in Italia.
Vecchia e malata, Giovanna Maria Bonomo morì a Bassano il 1° marzo 1670.
La devozione che verso di sé la beata suscitava già in vita, crebbe dopo la sua morte. Molte persone ricorrevano al suo patrocinio, parecchie dichiaravano d’aver ricevuto grazie con la preghiera o con il contatto di sue reliquie. In
questo clima di fervore devozionale si promosse il Processo di beatificazione, che iniziò nel 1699 chiamando a deporre 143 testimoni. Il 9 giugno 1783, sotto il pontificato di Pio VI, nella Basilica di san Pietro, si celebrò la solenne cerimonia della beatificazione.
In tempi recenti, è stato avviato in suo favore il processo di canonizzazione.